Cascina Gilli
Le collaborazioni con l’università
Negli anni Cascina Gilli ha portato avanti importanti collaborazioni con le facoltà di Agraria dell’Università di Torino ed in particolare con la Prof.sa Schneider ed il Prof. Mannini per l’identificazione dei cloni autentici della storica varietà Malvasia di Schierano. Altrettanto utili sono stati i confronti con viticoltori castelnuovesi per capire i segreti di questo territorio e di questi vini che solo il tempo e l’esperienza possono svelare.
La ricerca ha portato ad impianti di vigneti selezionati in campo ed atti a produrre uve di qualità, con la cernita non dei cloni più produttivi, ma di quelli tratti da vigneti che nella memoria dei produttori del luogo davano origine ai vini più interessanti.
Terminate le prime selezioni e i primi impianti dei vigneti di Malvasia, ci si è dedicati allora ad altre tipologie tipicamente coltivate nella zona, quali la Bonarda piemontese e la Barbera.
La prima, coltivata su questi colli fin dal XIX secolo, era andata via via rarefandosi a causa della sua elevata sensibilità alle avversità climatiche e fitopatologiche.ma nei ricordi dei produttori locali rimaneva un vino molto amato, particolarmente longevo e ricco di profumi. La Barbera, diffusa in tutto il Piemonte nella zona era coltivata in modo marginale poiché la piovosità sino agli anni 90 era eccessiva per questo vitigno dalla buccia sottile. La riduzione delle precipitazioni di questi ultimi decenni fanno delle colline di Castelnuovo un terrorri eccezionale per questo tipo di vite
Applicare le regole di base di una buona enologia ha permesso già nei primi anni di arrivare a prodotti giudicati sempre fra i migliori. L’evoluzione delle tecniche di vinificazione diffusasi anche nelle piccole cantine di qualità negli anni novanta ha portato a grandi miglioramenti dei prodotti, ma anche ad un grande impegno di lavoro e di ricerca cui con passione si sono dedicati prima l’enologo Carlo Feyles e poi Bruno Tamagnone.
Un altra grande mole di lavoro è stata necessaria nella trasformazione delle uve: l’adeguata durata delle macerazioni, la temperatura di fermentazione, il giusto dosaggio dell’ossigeno durante vinificazione ed affinamento, sono tutti parametri frutto di una continua ricerca sul campo, ancor oggi in divenire.
Se negli anni 80 il “marchio freisa” era quasi scomparso e nella memoria dei consumatori era legato a prodotti difficili e talvolta ostici, oggi siamo orgogliosi di aver contribuito a valorizzare questo splendido vitigno.
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